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governo neutrale, o neutralizzato?

Prima di qualunque altra cosa, una premessa: stimo Mattarella, sia per la sua storia personale, sia per essere un profondo conoscitore della Costituzione.
L’altro ieri, al termine dell’ultimo – rapido – giro di consultazioni, al podio allestito fuori dallo studio alla Vetrata del Quirinale, è salito un Sergio Mattarella inedito. Per carità, sempre composto, gentile, posato, ma mai così tanto chiaro. Tuttavia, le sue parole mi hanno suscitato qualche interrogativo.

Sul piano squisitamente politico, un eventuale nuovo Esecutivo “neutrale” che indirizzo politico avrà? Più liberale o protezionista? Attuerà politiche che porteranno a pari di diritti, o a pari opportunità? Se non dovrà fare niente di tutto questo, perché allora non lasciare Gentiloni e i suoi ministri al loro posto?

Il Presidente della Repubblica, inoltre, ha fatto presente che il nuovo Governo sarà obbligato a dimettersi qualora le forze politiche raggiungessero un accordo che permetta il varo di un Esecutivo totalmente politico, oppure – stabilendo un termine preciso – obbligandolo a dimettersi a Dicembre dopo l’approvazione della finanziaria. Ebbene, l’art. 94 Cost. obbliga il Governo a dimettersi solo in caso di revoca della fiducia da parte delle Camere. Allora, non si spiega su quali basi un esecutivo debba essere obbligato a presentare le proprie dimissioni alla luce di un patto con il Capo dello Stato. Riassumendo, avremmo un Governo non solo “a tempo”, ma pur sempre precario nelle sue funzioni, che dovrà “temere” un’eventuale accordo tra le forze politiche, che ne provocherebbe il tramonto.

Il presidente Mattarella ha preannunciato che chiederà ai componenti di questo Governo neutrale (a tutti i ministri? Anche ai sottosegretari?) di non candidarsi alle elezioni politiche, con una chiara compressione dei diritti derivanti dal’art. 51 Cost., che attribuisce a “tutti i cittadini” la possibilità incondizionata di poter accedere alle cariche elettive.

Il Capo dello Stato non ha certamente bisogno che queste cose gliele faccia notare io. Forse quanto da egli espresso non è altro che la diretta conseguenza del fatto che le forze politiche si sono dimostrate sorde e incapaci di mettere da parte le proprie velleità, a discapito di in un bene superiore: dare risposte e soluzioni alle istanze dei cittadini.

Avremo sempre bisogno di un eroe, di un cireneo, che da solo si fa carico delle inadempienze della nostra classe dirigente, o potremo auspicare la nascita di una nuova? Magari capace di non fuggire innanzi alle complessità dei tempi, avendo il coraggio di prendere le decisioni che le spettano?

 

di Oscar Distefano, studente di Giurisprudenza

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