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politici cattolici

Ho un chiodo fisso, che mi hanno piantato in testa e non va più via. Riguarda i cattolici e la politica. L’impressione è che, spesso, la appartenenza politica prevalga sull’essere cattolici. Che prima venga l’obbedienza al Partito, o alla visione ideologica cui si aderisce, e solo successivamente ci si ricordi dei criteri antropologici fissati dal pensiero sociale cristiano. E li si tiri in ballo scegliendo accuratamente solo quelli conformi alla propria struttura di pensiero, o meglio scelta di campo, che rappresenta sempre un ante, un prima logico, affettivo, di scelta, ecc…

È una logica che ho potuto constatare tante volte “in negativo”, ossia nel momento in cui la visione cristiana veniva negata perché in contrasto coi valori della sensibilità di appartenenza politica. Valori questi ultimi che, alla fine, venivano sempre preferiti. E l’avversario politico diveniva non uno con idee diverse dalle mie, ma un irriducibile nemico “teologico”, un Darth Fener da eliminare e basta.
È interessante vederne però il risvolto, per così dire, “in positivo”, quando cioè i valori politici pur coincidono con quelli cristiani.
Si è parlato molto in questi giorni delle dichiarazioni del Ministro Fontana, che ha proposto una visione largamente condivisibile (suggeriamo la bella intervista ad Avvenire https://www.google.it/…/mi-batter-contro-il-declino-demogra…) ma che è forse scivolato su qualche provocazione.

Lungi da noi entrare in sterili polemiche, la vicenda, vista nel suo complesso, sul piano più teorico e senza dare giudizi sulle persone, mi suggeriva una certa prudenza anche in caso di coincidenza tra visione politica valoriale e principi o valori della Dottrina Sociale della Chiesa.
Se il metodo rimane lo stesso descritto all’inizio, la sostanza non cambia: è sempre l’appartenenza politica a prevalere, anche se “per avventura” essa coincide in larga parte con la visione cristiana.
Ma la Dottrina Sociale non è un insieme puntuale di valori da sommare 1+1+1, piuttosto un insieme di criteri di giudizio sulla realtà, per capire come valorizzare al meglio la persona umana, o viceversa dove e perché se ne verifichi un’oppressione, al fine di farla cessare.
La persona è al centro di tutto.

È chiaro che i valori cristiani applicabili al sociale sono una strada maestra per valorizzare la persona, ed è di certo preferibile un politico che li persegua, piuttosto che uno che li avversi.
Ma l’ottica è sempre quella che mette al centro la persona, fin dal momento della proposta, vedendo in concreto quali sono le modalità più adatte perché gli uomini, le persone, i cittadini possano partecipare al progetto valoriale.
Anche magari se non credenti o, in partenza, non del tutto convinti.
Diversamente, se anche i “valori” diventano ideologia politica, con cui penalizzare l’altro in ragione della sua, o della mia, appartenenza, possiamo rischiare di avere molti politici cattolici, ma pochi cattolici in politica.

di Matteo Fortelli, avvocato

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