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a proposito del caso Alfie

Volevo scrivere qualcosa di sensato sul caso di Alfie; qualcosa “da giurista”, che permettesse di capire come un sistema giuridico così antico, raffinato e liberale come quello anglosassone possa paradossalmente condurre ad una decisione così terribile, capace di trasformare il diritto da strumento per l’uomo, a tutela della sua libertà ed a difesa dei più deboli, in mezzo che priva un bimbo malato ed inerme del sostegno vitale ed i suoi genitori della libertà di tentare altre vie ragionevoli di cura.Ci ho provato, ho cercato di informarmi, anche rileggendo in parallelo il caso di Charlie Gard, ma non ci sono riuscito. Vedo il paradosso inspiegabile di un meccanismo giuridico democratico-liberale che ha funzionato in modo apparentemente ineccepibile (incanalandosi perfettamente tra vincoli di giurisdizione, perizie tecniche e dovere di motivazione razionale e non “etica”) e che però ha prodotto qualcosa di (intuitivamente) ingiusto. E non comprendo. Tutto funziona, ma non funziona. Tutto procede bene, ma finisce (o rischia di finire) male. Talmente male, da far venire le lacrime agli occhi.

Mysterium iniquitatis. Ecco forse il cosiddetto “mistero del male”. Che ti lascia senza una vera spiegazione, con l’interrogativo su perché, dopo essere stati ammoniti tante volte dalla Storia, ancora oggi non sempre capiamo che

“chi salva una vita, salva il mondo intero”.

(ma forse non tutto è ancora scritto…)

di Francesco Pepe, Ricercatore di Diritto tributario

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