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buon primo maggio in ritardo

Abbiamo festeggiato la festa dei lavoratori qualche giorno fa.
Ma oggi, nel 2018, cosa c’è da festeggiare? Ecco che in tarda serata trovo un articolo del sole 24ore, scritto da Alessandro Rosina, e scopro con stupore e dispiacere di non essere l’unico

a pensarla così. Il lavoro per i giovani non c’è, se c’è è mal retribuito, si passano anni a fare tirocini e stage cercando di sopravvivere con un rimborso spese di qualche centinaia di euro, se va bene.

E penso a Martina, Andrea, Giacomo e tanti altri amici, che come me, da anni cercano di sopravvivere con un lavoretto per poter gravare il meno possibile sui propri genitori, e per pagarsi ameno una parte delle tasse all’Università di Padova. Ci troviamo qui, dopo anni, a laurea ottenuta, o in arrivo, a continuare in questo “sopravvivere”.

Questi volti, storie, trovano conferma in studi e ricerche e numeri che Rosina riporta nel suo articolo. “Colpa della Crisi” si direbbe, ma poi si vede che non è proprio cosi:
Nel febbraio 2018, un decennio dopo lo scoppio della bolla dei mutui subprime , l’Italia “vanta” il terzo tasso di disoccupazione giovanile più alto d’Europa, con un 32,8% che si fa superare solo dal 45% della Grecia e dal 35% della Spagna (in Germania è al 6,2%). Nel quarto trimestre 2004, 14 anni fa e quattro prima della crisi, la situazione non era così diversa: tasso di disoccupazione degli under 25 al 24,1%, più alto del 6% rispetto alla media Ue e dietro solo a Polonia (37%), Slovacchia e Crozia quasi in tandem (32,9% la prima, 32,6% la seconda) e Grecia (26%). Oggi siamo terzultimi in Europa, ma prima della crisi eravamo quartultimi. «La bassa occupazione è un problema che l’Italia ha da anni. La crisi ha solo peggiorato il tutto» scrive il demografo (http://www.ilsole24ore.com/…/primo-maggio-perche-i-giovani-…).

Eppure io vivo in Veneto, che con Lombardia ed Emilia Romagna fa da traino alla crescita o presunta tale del paese intero. Infatti il lavoro non manca. Il problema è che è mal retribuito, addirittura in alcuni casi proprio non lo è.
Al Sud invece il lavoro non c’è. L’eterna frattura tra nord e sud, tra città e periferie, esiste ed è sempre più grande. Ma se ci soffermiamo ad osservare, se ascoltassimo le storie e la vita di tanti nostri amici e famiglie, oltre che alle nostre, ci accorgeremmo che ci sono tante ferite che da soli non siamo in grado di suturare.

Cosa c’è da festeggiare alla festa dei lavoratori del 1 Maggio 2018? Io ho festeggiato la consapevolezza di non essere da solo, e la speranza di poter insieme cambiare il modo, magari inventandone uno nuovo, di lavorare, perché la realizzazione di una Persona, la sua Felicità, passa anche e soprattutto dal proprio lavoro. Ho festeggiato perché davvero questo Paese è fondato sul lavoro di tanti che per senso di responsabilità ed in silenzio, nonostante umiliazioni e grandi fatiche continuano a fare bene il loro lavoro o i loro lavori, che spesso non hanno un nome.

di Damiano Caravello , imprenditore agricolo

 

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