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QUANTO VALE UNA “COVID” VITA UMANA

di Giuseppe Misale

Dipende. Dipende da dove muore o da dove viveva. Per esempio negli USA? In india? In Inghilterra? Ci ha provato l’Economist a calcolarlo, settimanale molto britannico, per il quale il bene comune è il maggior bene possibile per il maggior numero di persone possibili. Per cercare di seguire il ragionamento, bisogna partire dall’assunto british di cui sopra. Mi spiego: ricordate l’atteggiamento di Boris Johnson all’inizio dei primi casi covid19 in Inghilterra?

Sostanzialmente è riassumibile in “prepariamoci a molti morti e aspettiamo l’immunità di gregge”. Ecco il bene del maggior numero di persone possibile (il gregge) a scapito dei più fragili che moriranno. Saranno tanti, ma pur sempre una minoranza. Perché Boris ha pensato bene a quanto è il costo del distanziamento sociale. E, forse si è chiesto: e se questo fosse maggiore dei benefici?

 

E allora vediamo di pesarli. Sempre secondo l’Economist, in USA, senza intervenire il virus arriverebbe ad uccidere 1 milione di persone. Provare, invece a salvarle, costerà 60 mila dollari a famiglia. Ecco quanto vale in USA, secondo l’Economist, una vita umana al tempo del COVID19. L’Italia, da subito, ha scelto la linea del salviamoli tutti. Costi quel che costi! Davvero tu ti senti di valere 60 mila dollari? E quanti ce ne sono uguali, ma uguali, proprio uguali, spiccicati sia per DNA, che percarattere a te? Insomma tuoi cloni? Come si fa a dare un valore ad un’opera unica? Ad un’opera d’arte come si fa a dare un valore?

Quanto vale il Colosseo? La gioconda? E poi, tornando al solo ragionamento puramente razionale: e se foste dal lato sbagliato? E se foste dalla parte della minoranza? Chi vorrebbe correre il rischio di trovarsi (o di ritrovarsi un domani, suo malgrado) dalla “parte sbagliata” del contratto sociale ed essere – come gli ebrei dai nazisti, come i contagiati in un paese che non calcola l’uomo come una persona, ma come una relazione tra costo-beneficio?

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